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Questa categoria contiene siti in italiano sulla lingua e i dialetti calabro-siciliani.
Questa categoria contiene siti in italiano sulla lingua corsa.
Questa categoria contiene siti in italiano sulla lingua e i dialetti emiliano-romagnoli.
Questa categoria contiene siti in italiano sulla lingua francese.
Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda la lingua francoprovenzale (altrimenti nota, in Valle d'Aosta, come "Patois").Tipologia linguistica: indoeuropeo, gruppo neolatino. Per "francoprovenzale" si intende un gruppo di dialetti estremamente differenziati tra loro, dotati nondimeno di alcuni tratti fonetici e morfologici unitari, che li distinguono dalle contermini parlate di tipo occitanico e francese. Oltre che in Italia, parlate di tipo francoprovenzale (per lo più in forte regresso) sono diffuse nella Svizzera Romanda, in Savoia e in una zona dai confini estremamente incerti che comprende una parte del Lionese, del Delfinato e della Franca Contea. Loriginalità dei dialetti francoprovenzali fu osservata soltanto nel 1878 dal linguista G.I. Ascoli, che con criteri analoghi a quelli utilizzati per la definizione del gruppo ladino isolò una serie di parlate caratterizzate da elementi specifici e da tratti in comune sia col francese che con loccitanico, ma combinati in modo da connotare in maniera peculiare tali dialetti. La specificità del tipo francoprovenzale fu tuttavia contestata da linguisti francesi come P. Meyer e G. Paris, convinti dellimpossibilità di individuare un gruppo linguistico autonomo sulla base dei tratti fonetici di dialetti che sfumano di fatto gli uni negli altri senza soluzione una reale di continuità.
Diffusione in Italia: dialetti di tipo francoprovenzale si parlano in Valle dAosta e in provincia di Torino nella val Sangone, nella media e bassa val di Susa, in val Cenischia e nelle valli di Lanzo, dellOrco e Soana. Di tipo francoprovenzale è pure il dialetto dei due comuni di Faeto e Celle San Vito, in provincia di Foggia, ove la parlata fu probabilmente importata da immigrati valdesi nel corso del sec. XV. Resta estremamente difficile stabilire dei limiti esatti nella definizione del territorio di parlata francoprovenzale: se in Valle dAosta esso può farsi coincidere convenzionalmente con la regione amministrativa (tranne presso le comunità germanofone dei Walser, ove peraltro il francoprovenzale è parlato accanto alle varietà locali), non va dimenticato che il fondovalle è storicamente interessato dalla presenza del piemontese (oggi in forte regresso), e che litaliano e il francese, che convivono nella regione come lingue ufficiali e di cultura, hanno contribuito a emarginare la pratica viva del patois, circoscritta soprattutto nelle alte valli e nei centri meno esposti al contatto; nelle valli della provincia di Torino il progredire anche recente del piemontese ha eroso abbondantemente il territorio di parlata francoprovenzale, che in passato doveva essere assai più esteso verso la pianura. Nelle colonie della provincia di Foggia, il dialetto è da sempre esposto al contatto linguistico con le circostanti parlate pugliesi.
Considerazioni generali: nellarea linguistica francoprovenzale, storicamente frammentata dal punto di vista politico, si impose precocemente, a varie riprese, lutilizzo del francese come lingua veicolare, amministrativa e di cultura: in area francese già nel sec. XIII, in Valle dAosta soprattutto a partire dal sec. XVI. Ciò spiega, tra laltro, non solo come non si sia mai sviluppata una koinè regionale, ma come le singole varietà dialettali, anche nei centri maggiori, non abbiano mai espresso un vero prestigio e una significativa letteratura. Negli anni Settanta un indirizzo politico-culturale presente soprattutto in area italiana e francese ha vagheggiato la formalizzazione di uno standard artificiale, convenzionalmente denominato harpeitan (arpitano) e basato sulla media dei tratti linguistici unitari dellarea. Tale elaborazione non ha mai trovato applicazioni pratiche al di fuori dei contesti militanti, e la vitalità del patois resta di fatto tuttora affidata alluso parlato e allo sviluppo recente di una letteratura dialettale (poesia e teatro soprattutto) particolarmente vivace in Valle dAosta.
Consistenza numerica: per i motivi accennati, una stima numerica dei locutori è estremamente difficile: è certamente eccessivo il numero di 70.000 parlanti in Valle dAosta, dove il francoprovenzale sconta la concorrenza di due lingue ufficiali e di una varietà veicolare (il piemontese) peraltro in forte regresso; resta più plausibile quella di circa 20.000 persone di dialetto francoprovenzale nelle valli torinesi, anchessi in condizioni di plurilinguismo e diglossia che condizionano e limitano di fatto lutilizzo del patois, relegandolo ai livelli più bassi della prassi comunicativa. Nelle comunità di Faeto e Celle San Vito (abitate rispettivamente da circa 1200 e 450 abitanti) luso della parlata francoprovenzale è da tempo in netto regresso.
Status: in base alle normative di legge, il francoprovenzale è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; il parallelo riconoscimento di un analogo status per il francese, in osservanza dei trattati internazionali e delle leggi istitutive che regolano lautonomia amministrativa della Valle dAosta pone peraltro una seria ipoteca sulle possibilità di valorizzazione dei dialetti francoprovenzali della regione, ove essi sono tradizionalmente percepiti come varietà bassa rispetto alla pratica istituzionale del bilinguismo italiano-francese. Le norme di tutela delle minoranze etnico-linguistiche emanate dalla Regione Piemonte sono naturalmente estese anche alle parlate francoprovenzali.
Utilizzo pubblico: fino ad oggi, le particolari condizioni sociolinguistiche dellarea di dialetto francoprovenzale non hanno favorito ladozione del patois a livelli formali. In Valle dAosta lo stesso partito di raccolta delle istanze autonomistiche, lUnion Valdôtaine, ha costantemente privilegiato la pratica del bilinguismo ufficiale italiano-francese, considerandolo elemento fondante delloriginalità storico-culturale della regione.
Educazione: a fronte delle precise norme che regolano leducazione bilingue a base franco-italiana in Valle dAosta, nessun provvedimento ufficiale in materia ha riguardato finora il francoprovenzale, né in quella regione autonoma, né in provincia di Torino, né presso le comunità del Foggiano. Lutilizzo didattico del dialetto avviene dunque in maniera episodica e discontinua, per iniziativa di singoli insegnanti e su richiesta dei genitori, trovando discreta applicazione soprattutto nei livelli che vanno dalla scuola materna alle medie. Presso lUniversità di Torino, in particolare nellambito del progetto di Atlante linguistico-etnografico del Piemonte Occidentale si è sviluppata d tempo la ricerca scientifica e la riflessione sulle parlate francoprovenzali.
Media: non esistono stazioni radio o televisive che trasmettono esclusivamente in francoprovenzale. La terza rete RAI della Valle dAosta ha prodotto alcuni programmi in patois, relativi soprattutto alle tradizioni e alla cultura regionale. Discreta visibilità hanno, in Valle dAosta, le attività di valorizzazione del patois a livello di produzione letteraria e di sperimentazione teatrale, che si basano su un diffuso attivismo legato ad associazioni e centri culturali (Comité del traditions Valdôtaines, Société des Recherches et dÉtudes francoprovençales ecc.), che pubblicano anche bollettini e fogli informativi con parti in francoprovenzale. Meno presente è lattivismo dei gruppi culturali froncoprovenzali in Piemonte, mentre a Faeto e a Celle San Vito la promozione della specificità locale è ancora condotta a livelli individuali e volontaristici.
[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]
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Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda la lingua e i dialetti liguri.
Questa categoria contiene siti generali sui dialetti lombardi.Le parlate lombarde, appartenenti alla famiglia gallo-italica delle lingue romanze, comprendono le seguenti varianti:
- a. occidentale
- b. orientale
- c. alpino
- d. novarese
- e. trentino occidentale
- D. (ladino fiammazzo)
- E. (ladino anaunico)
[Tratto da: Pellegrini, G.B., La Carta dei Dialetti d'Italia (Pisa, Pacini editore 1977).]
Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda la lingua e i dialetti occitani (o provenzali).Tipologia linguistica: indoeuropeo, gruppo neolatino. La denominazione "occitano" o "occitanico", di tradizione dotta, individua le parlate della Francia meridionale, frammentate in una serie di sottovarietà regionali, nelle quali si espresse durante il medio evo una tradizione letteraria (scuola trobadorica o cortese) successivamente esauritasi col progressivo venir meno delle condizioni socio-politiche che ne avevano favorito la fioritura. Regredite a livello di parlate dialettali per la pressione del francese a partire dal sec. XIV, le varietà occitaniche conobbero nel sec. XIX un rinascimento culturale, non esente da istanze politiche di impronta regionalista, grazie in particolare al movimento poetico dei félibres, il cui esponente più noto, Frédéri Mistral, conseguì nel 1904 il premio Nobel per la letteratura. Le varietà occitane sono in Francia riconosciute come lingua minoritaria e godono di forme minime di tutela in rapporto alle leggi nazionali in materia. Una varietà di tipo guascone, lAranese, parlata in Spagna da 5000 persone in una valle pirenaica dipendente dalla regione autonoma catalana, è lunico dialetto occitano dotato di prerogative di ufficialità (accanto allo spagnolo e al catalano) nel suo territorio storico di diffusione.
Diffusione in Italia: i dialetti occitani parlati in Italia appartengono alla sottovarietà alpina del tipo provenzale; diffusi in diverse valli cisalpine delle province di Cuneo e di Torino, i dialetti occitani sono esposti alla secolare pressione del piemontese, soprattutto nei fondovalle, e risentono naturalmente del duplice prestigio dellitaliano e del francese, tradizionalmente praticato questultimo, come lingua di cultura, presso le comunità di confessione valdese delle valli Pellice e Chisone. Va inoltre sottolineata la difficoltà di individuare la tipologia linguistica di quelle varietà che costituiscono in certo qual modo la transizione verso il tipo piemontese della pianura; la recente presa di coscienza della specificità linguistica occitana (risalente in Italia soltanto agli anni Sessanta), ha generato inoltre non pochi equivoci sul carattere di alcune parlate di tipo schiettamente ligure o piemontese, che per motivi ideologici o di politica culturale sono stati spesso ricondotti a una inesistente matrice occitana: è il caso ad esempio dei dialetti "brigaschi" dellalta val Tanaro e di Realdo e Verdeggia in provincia di Imperia, e di quello di Olivetta San Michele nellentroterra di Ventimiglia, mentre una impronta occitana si riscontra effettivamente in alcune parlate delle valli Pesio ed Ellero. Con una certa approssimazione, tenendo anche conto della compresenza spesso massiccia del piemontese, si possono considerare di tipo schiettamente occitano le parlate dei seguenti comuni: in provincia di Cuneo, Limone e Vernante in val Vermenagna, Entraque, Valdieri e Roaschia in val Gesso, Argentera, Pietraporzio, Sambuco, Vinadio, Aisone, Demonte (con forte presenza piemontese nel capoluogo), Moiola, Gaiola, Valloriate e Roccasparvera in val Stura, Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana in val Grana, Acceglio, Prazzo, Elva, Canosio, Marmora, Stroppo, Macra, Celle e Cartignano in val Maira, Pontechianale, Bellino, Casteldelfino, Sampeire, Frassino, Melle e Valamala in val Varaita; in provincia di Torino, Crissolo, Oncino, Ostana e parte dei comuni di Paesana e Sanfront in val Po, Bobbio Pellice, Villar Pellice e Angrogna in val Pellice, Pragelato, Usseaux, Fenestrelle, Roure, Prali, Massello, Salza, Perrero, Pomaretto, Perosa Argentina (tranne il capoluogo), Pinasca (tranne il capoluogo), Inverso Pinasca, San Germano, Pramollo, Prarostino, San Pietro Val Lemina nelle valli Chisone e Germanasca, Chiomonte, Exilles, Salbertrand, Oulx, Sauze dOulx, Bardonecchia, Cesana, Claviere, Sauze di Cesana, Sestriere in alta val di Susa. Un dialetto occitano si parla infine a Guardia Piemontese in provincia di Cosenza, ove fu importato nel sec. XV da coloni valdesi.
Considerazioni generali: il concetto unificante di una minoranza e di una coscienza collettiva "occitana" è dato relativamente recente, frutto di una elaborazione teorica prima che di una oggettiva realtà storico-culturale e linguistica; il punto debole del concetto di "Occitania" divulgato dai gruppi militanti nazionalisti risiede essenzialmente, infatti, nella mancanza di una identità comune alle popolazioni e alle regioni che si vorrebbero riunire sotto questa denominazione; storie diverse e tradizioni linguistico-culturali specifiche dividono i Paesi dOc e ne fanno, di conseguenza, entità geografiche e antropiche profondamente differenziate tra loro. Il dato emerge con particolare evidenza in relazione ai problemi connessi con ladozione di uno standard linguistico unificato. Laffermazione del movimento felibristico ha divulgato una lingua letteraria basata sul provenzale della valle del Rodano: si parte cioè dal presupposto di un modello linguistico localizzato, da esportare nel resto del Midi e destinato a convivere con varietà locali spesso molto differenziate tra loro. La scuola "occitanista", al contrario, divulga un modello artificioso di lingua letteraria, basata sul richiamo allantica koinè trobadorica e sullutilizzo di una grafia storica estremamente lontana dalluso parlato nelle varie regioni, ma in grado, secondo i suoi sostenitori, di esprimere al contempo lunità e la varietà degli idiomi regionali di tipo occitanico. La distinzione tra "provenzale" e "occitano", legata anche a interpretazioni diverse del dettato politico autonomista (gli occitanisti si muovono in genere in senso marcatamente nazionalista, i provenzalisti in senso moderatamente federalista) ha avuto conseguenze sulle prospettive di recupero culturale delle parlate occitaniche in Italia: i gruppi di attivisti e di cultori si dividono infatti tra questi due possibili riferimenti in un dibattito acceso, nel quale la realtà viva (e frazionatissima) delle parlate locali passa spesso in secondo piano rispetto a dispute ideologiche che rischiano di indebolire la credibilità delle iniziative di recupero e di salvaguardia della specificità locale. A Guardia Piemontese, la parlata è da secoli esposta al contatto linguistico con le contermini varietà calabresi, che ne hanno influenzato il lessico e la struttura.
Consistenza numerica: zone sottoposte da decenni a processi di intenso spopolamento, le valli alpine delle province di Cuneo e di Torino sono anche tradizionalmente aperte, come si è visto, a una pratica plurilingue che coinvolge accanto ai dialetti locali il piemontese, litaliano e il francese. E quindi difficile azzardare una stima esatta del numero delle persone di madrelingua occitana. Su una popolazione complessiva di circa 80.000 abitanti, circa la metà dovrebbe avere una conoscenza attiva dei dialetti locali. A Guardia Piemontese, la popolazione di circa 3000 abitanti è lontana da una conoscenza diffusa del dialetto, che risulta comunque discretamente vitale.
Status: in base alle normative di legge, loccitano è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; le norme di tutela delle minoranze etnico-linguistiche emanate dalle regioni Piemonte e Calabria sono naturalmente estese anche alle parlate occitane.
Utilizzo pubblico: le norme di tutela e valorizzazione a livello regionale e nazionale non hanno finora comportato un utilizzo delloccitano nelle pratiche amministrative e in altri contesti pubblici, anche se le dizioni locali trovano discreta visibilità in ambiti rappresentativi come la toponomastica. Tra i problemi connessi a un uso più esteso delle varietà occitane, quello di uno standard, o almeno di una grafia unitaria, è al centro, come si è detto, di una serrata discussione.
Educazione: Dagli anni Settanta, le varietà occitane trovano episodico utilizzo nella pratica didattica delle scuole materne ed elementari, su iniziativa di singoli insegnanti e di gruppi di richiedenti. Presso lUniversità di Torino, soprattutto in seno al progetto di Atlante Linguistico-Etnografico del Piemonte Occidentale si è sviluppata d tempo la ricerca scientifica e la riflessione sulle parlate occitane.
Media: mentre va sottolineata una discreta produzione letteraria e pubblicistica, facente capo in gran parte ai gruppi culturali e militanti impegnati nella tutela e nella valorizzazione delle parlate locali (Coumboscuro, Ousitanìo Vivo, Valados Usitanos ecc.) loccitano non trova spazio, se non in maniera del tutto occasionale, nelle trasmissioni radiofoniche e televisive a carattere locale.
[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]
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Questa categoria contiene siti in italiano riguardanti la lingua e i dialetti piemontesi.
Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda la lingua portoghese.
Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda la lingua e i dialetti sardi.Tipologia linguistica: indoeuropeo, neolatino. La distanza tipologica (e in particolare gli aspetti arcaici della latinità insulare) rispetto allitaliano e alle altre lingue romanze, fanno tradizionalmente considerare i dialetti sardi come un gruppo a sé stante nel sistema degli idiomi neolatini. Il sistema delle varietà sarde presenta notevoli differenze al suo interno: larea centrale, logudorese e nuorese, è quella che offre le caratteristiche più spiccate di originalità, ma il legame con il tipo dialettale meridionale, o campidanese, resta comunque forte. Diversa è la situazione di due gruppi dialettali parlati nella parte settentrionale della Sardegna, il gallurese e il sassarese: essi riflettono condizioni più simili allarea còrsa e al toscano, e si considerano il frutto di un consistente influsso continentale risalente al periodo del predominio pisano e genovese (secc. XII-XIV, per il sassarese), o di una massiccia immigrazione proveniente dalla Corsica (per il gallurese): la toponomastica e la documentazione storica rivelano che in passato le condizioni dellarea settentrionale erano tipologicamente affini a quelle del logudorese. In particolare, è di tipo schiettamente còrso, con fortissimi influssi liguri, il dialetto parlato sullisola della Maddalena.
Diffusione: i dialetti sardi e quelli ad essi collegati coprono lintero territorio dellisola, con leccezione della città di Alghero, di lingua catalana, e delle comunità tabarchine di Carloforte e Calasetta. Linsularità contribuisce naturalmente a definire lo spazio linguistico sardo ben al di là delle tipologie e delle suddivisioni interne: malgrado le loro peculiarità e il raccordo con gruppi dialettali esterni, anche il gallurese e il sassarese vengono considerati parte integrante del patrimonio linguistico sardo, al quale sono del resto accomunati da fattori di relativa omogeneità culturale che trovano riscontro soprattutto nel lessico.
Considerazioni generali: la questione linguistica è strettamente associata, in Sardegna, allinsorgere di un movimento a carattere regionalistico e nazionalistico che raccoglie leredità del "sardismo" culturale ottocentesco, legato alla valorizzazione della specificità isolana quale retaggio storico delle antiche tradizioni autonome dei Giudicati e del Regnum Sardiniae. Il regionalismo politico sardo si sviluppa soprattutto dopo la prima guerra mondiale negli ambienti del reducismo (Partito Sardo dAzione), e coglie un parziale successo con la promulgazione dello statuto di autonomia regionale (1948), ma assume caratteri di rivendicazione etnica soprattutto a partire dagli anni Settanta, quando il problema della tutela e valorizzazione della specificità linguistica diventa uno dei punti nodali dei programmi autonomisti. Il concetto di "lingua sarda", peraltro, è legato alle caratteristiche strutturali comuni di un sistema dialettale a sé stante nel contesto romanzo, e non alla presenza di un "tetto" linguistico unificante: il problema di uno standard si ripropone a più riprese nella storia linguistica isolana, ma ancora oggi è lontano da una soluzione soddisfacente. Malgrado il maggiore prestigio goduto in passato dal logudorese, esso non è riuscito a diffondersi come varietà "illustre" a livello parlato; inoltre, anche a voler escludere il tipo settentrionale (sassarese e gallurese), le differenze tra logudorese, nuorese e campidanese - le varietà che maggiormente riflettono la specificità linguistica sarda - rimangono tali, che risulta assai problematico approdare a una koinè uniforme. Si prospetta quindi la necessità di una tutela e valorizzazione di diverse "lingue" allinterno della specificità linguistica sarda.
Consistenza numerica: su una popolazione complessiva di circa 1.700.000 abitanti, si calcola che il sardo sia parlato o inteso da almeno un milione di persone. Ad esse si aggiungono le comunità di emigrati in Italia e allestero, che mantengono spesso a livello familiare la pratica dei dialetti sardi e ne promuovono in vario modo la vivacità culturale. Non esistono dati sulla consistenza numerica dei locutori delle singole varietà sarde.
Status: in base alle normative di legge, il sardo è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; la legislazione regionale prevede già da alcuni anni la tutela e la valorizzazione del sardo in condizioni di co-ufficialità accanto allitaliano, ma tali normative incontrano difficoltà di attuazione soprattutto per i problemi legati alla definizione di uno standard.
Utilizzo pubblico: negli ultimi anni le iniziative per un sempre più incisivo utilizzo delle varietà sarde allinterno della pubblica amministrazione si sono moltiplicate, soprattutto a livello locale, pur senza rappresentare una prassi generalizzata; discreta visibilità sta acquisendo lutilizzo del sardo nella toponomastica.
Educazione: negli ultimi anni, sotto il controllo della Regione Autonoma e delle Università sarde (in particolare attraverso lattività dellOsservatorio Linguistico Sardo) sono state avviate diverse iniziative per la formazione di un corpo docente di e in lingua sarda; la didattica in sardo è praticata a livello sperimentale in diverse scuole dellisola, ma senza alcuna sistematicità.
Media: la letteratura in lingua sarda affonda le sue radici nella tradizione medievale dei condaghes, documenti a carattere amministrativo con i quali si formalizzò un precoce utilizzo pubblico della varietà logudorese. Maggiore continuità assunse luso letterario del sardo dal sec. XVI ai giorni nostri. Oggi lespressione scritta in sardo è ampia e tocca spesso vertici interessanti sotto laspetto artistico, ma a tale fioritura non corrisponde unanaloga vivacità nellambito dei media: esistono alcune pubblicazioni monolingui o bilingui, ma di diffusione limitata soprattutto ai circoli culturali e militanti; trasmissioni radiofoniche di emittenti locali fanno talvolta uso del sardo, ma manca completamente una presenza della lingua minoritaria nellambito televisivo.
[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]
Questa categoria contiene siti in italiano sulla lingua spagnola (o "castigliano").
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Questa categoria contiene siti generali sui dialetti veneti.Le parlate venete, appartenenti alla famiglia delle lingue romanze, comprendono le seguenti varianti:
- Lagunare
- Meridionale
- Centro-Settentrionale
- Veronese
- Triestino-Giuliano
- Trentino Orientale
- Ladino Veneto
[Tratto da: Pellegrini, G.B., La Carta dei Dialetti d'Italia (Pisa, Pacini editore 1977).]
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