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Questa categoria contiene siti in italiano sulla lingua friulana.
Tipologia linguistica: indoeuropeo, gruppo neolatino. Secondo una classificazione corrente, il friulano costituisce il ramo orientale di una superiore "unità" retoromanza comprendente anche il ladino dolomitico e il romancio grigionese. Indipendentemente da tale classificazione, sulla quale non tutti gli studiosi concordano, si è soliti quanto meno attribuire alle parlate friulane, a partire dai Saggi Ladini di G.I. Ascoli (1873), una speciale collocazione nel contesto italoromanzo: essa si basa sulle peculiarità morfologiche e lessicali del friulano, che riflettono vicende storiche originali legate allautonomia goduta fino al 1420 dalla "Patria Friulana" sotto lamministrazione politico-ecclesiastica dei patriarchi di Aquileia. La successiva annessione alla Repubblica di Venezia, e in parte minore allAustria (1530), impedì un ulteriore sviluppo della specificità culturale friulana, anche se non annullò limpronta linguistica originale.
Diffusione in Italia: si parla friulano nella maggior parte del Friuli storico, territorio che insieme alla provincia di Trieste costituisce dal 1964 la Regione Autonoma del Friuli-Venezia Giulia. Il Friuli corrisponde grosso modo alle attuali province di Udine, Pordenone e Gorizia; in gran parte del goriziano, però, il friulano convive con luso dello sloveno, che ha conosciuto una notevole crescita soprattutto nel corso dellultimo secolo; sempre in provincia di Gorizia, il dialetto romanzo di Grado (con lappendice di Marano Laguna in provincia di Udine) e il "bisiacco" (parlato nei comuni di Staranzano, Ronchi dei Legionari, San Canzian dIsonzo, Fogliano Redipuglia e Sagrado), sono di tipo veneto. Dialetti di tipo veneto "coloniale", praticati come varianti di prestigio, sono o erano diffusi nei centri urbani della regione: anche a Trieste, oggi completamente venetizzata e slavizzata, si parlò fino al sec. XIX un antico dialetto friulano. In alcune isole linguistiche della Carnia si parlano inoltre dialetti tedeschi e sloveni arcaici, spesso accanto alle varietà friulane contermini. Di tipo friulano è, invece la parlata di alcuni comuni dellantico mandamento di Portogruaro in provincia di Venezia, e in particolare di San Michele al Tagliamento. Si considerano dunque friulani i dialetti parlati in tutta la provincia di Pordenone (che nella fascia di confine col Veneto assumono però un colorito nettamente venetizzante, ad esempio a Erto e Casso, in passato ritenute di parlata ladino-dolomitica), mentre, per quanto riguarda la provincia di Udine, lambito territoriale nel quale si praticano tradizionalmente varietà friulane è stato circoscritto dallamministrazione ai seguenti comuni: Aiello del Friuli, Amaro, Ampezzo, Aquileia, Arta Terme, Artegna, Attimis, Bagnaria Arsa, Basiliano, Bertiolo, Bicinicco, Bordano, Buia, Buttrio, Camino al Tagliamento, Campoformido, Campolongo al Torre, Carlino, Cassacco, Castions di Strada, Cavazzo Carnico, Cercivento, Cervignano, Chiopris Viscone, Chiusaforte, Cividale, Codroipo, Colloredo di Montealbano, Comeglians, Corno di Rosazzo, Coseano, Dignano, Dogna, Enemonzo, Faedis, Fagagna, Fiumicello, Flaibano, Forgaria, Forni Avoltri, Forni di Sotto, Forni di Sopra, Gemona del Friuli, Gonars, Latisana, Lauco, Lestizza, Lignano Sabbiadoro, Ligosullo, Magnano in Riviera, Maiano, Manzano, Martignacco, Mereto di Tomba, Moggio Udinese, Moimacco, Montenars, Mortegliano, Moruzzo, Muzzana del Turgnano, Nimis, Osoppo, Ovaro, Pagnacco, Palazzolo dello Stella, Palmanova, Paluzza, Pasian di Sotto, Paularo, Pavia di Udine, Pocenia, Pontebba, Porpetto, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Prato Carnico, Precenicco, Premariacco, Preone, Prepotto, Ragogna, Ravascletto, Raveo, Reana del Rojale, Remanzacco, Resiutta, Rigolato, Rive dArcano, Rivignano, Ronchis, Ruda, San Daniele del Friuli, San Giorgio di Nogaro, San Giovanni al Natisone, Santa Maria la Longa, San Vito al Torre, San Vito di Fagagna, Sauris, Sedegliano, Socchieve, Sutrio, Talmassons, Tapogliano, Tarcento, Tarvisio, Tavagnacco, Teor, Terzo dAquileia, Tolmezzo, Torreano, Torviscosa, Trasaghis, Treppo Carnico, Treppo Grande, Tricesimo, Trivignano Udinese, Udine, Varmo, Venzone, Verzegnis, Villa Santina, Villa Vicentina, Visco e Zuglio.
Considerazioni generali: il friulano dispone storicamente di una koinè letteraria basata sulla sottovarietà centrale (udinese), che ha acquisito col tempo anche funzioni di lingua veicolare in unarea più vasta di quella originaria. Su questo "friulano comune" si appuntano in particolare i progetti di normalizzazione e formalizzazione di una lingua friulana sopradialettale, che dispone da alcuni anni di uno standard ortografico riconosciuto per legge dallAmministrazione Provinciale di Udine. Sui problemi di normalizzazione e standardizzazione del friulano è in corso attualmente un serrato dibattito che coinvolge le istituzioni culturali, politiche e accademiche della regione.
Consistenza numerica: secondo stime approssimative, e in mancanza di statistiche più precise, il friulano è parlato da un numero di persone oscillante tra le 500 e le 700.000 unità.
Status: in base alle normative di legge, il friulano è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano. Le leggi istitutive della Regione Autonoma del Friuli-Venezia Giulia e successivi provvedimenti a carattere regionale - in particolare la LR 15/1996 -, hanno progressivamente allargato le prospettive di una valorizzazione del friulano ai diversi livelli della pratica didattica e della prassi amministrativa, senza sfociare peraltro, in assenza fino ad oggi di un inquadramento nazionale della problematica, in forme di bilinguismo e di co-ufficialità con litaliano.
Utilizzo pubblico: si limita essenzialmente, per ora, alla toponomastica e alla traduzione di atti ufficiali dei singoli comuni e delle province; ciò avviene però senza sistematicità, anche a causa del riproporsi dei problemi legati alle esigenze di salvaguardia delle sottovarietà dialettali locali rispetto allaffermarsi della koinè. Luso di questultima viene promosso in particolare dalle amministrazioni pubbliche e dalla Chiesa cattolica, molto attiva sul fronte della tutela dellidentità linguistica regionale: sotto questo aspetto, va ricordato che il friulano è lunica varietà regionale o minoritaria italiana a disporre di una traduzione integrale della Bibbia.
Educazione: lutilizzo didattico del friulano non è stato ancora organizzato a livello istituzionale, ma, soprattutto a partire dagli anni Settanta, le iniziative a carattere privato, su iniziativa di gruppi di richiedenti, si sono moltiplicate in tutta la regione. Il friulano - prevalentemente nella varietà di koinè - dispone di buoni strumenti didattici, e la formazione di insegnanti specializzati è portata avanti da istituzioni culturali di vario livello, dalla Società Filologica Friulana allassociazione Scuele Furlane. Di particolare rilievo è il ruolo svolto dallUniversità degli Studi di Udine, presso la quale sono attivi lOsservatorio Regionale della Lingua e della Cultura Friulane, un centro di ricerca e documentazione sulla lingua regionale e il Centro Internazionale di Studi sul Plurilinguismo, particolarmente attento alle problematiche legate allo studio e alla valorizzazione della realtà linguistica regionale.
Media: la letteratura in friulano, le cui prime attestazioni risalgono al sec. XIV, ha conosciuto un particolare sviluppo nellultimo secolo, con la comparsa di poeti e prosatori di notevole livello artistico; questa fase è coincisa con una crescita della produzione pubblicistica in friulano, che può contare su diverse testate a periodicità mensile, semestrale e annuale, nelle quali trovano spazio soprattutto temi di carattere culturale, linguistico e storico. Il friulano viene utilizzato in diverse trasmissioni radiofoniche, per lo più a carattere privato, e più occasionalmente in trasmissioni televisive.
[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]
Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda la lingua e i dialetti ladini.Tipologia linguistica: indoeuropeo, gruppo neolatino. Per ladino si intende, nelluso corrente, linsieme delle parlate romanze tradizionalmente parlate nellarea dolomitica, nelle province di Bolzano, Trento e Belluno, tipologicamente distinte dai contigui dialetti veneto-lombardi e, ovviamente, da quelli tedesco-tirolesi. Loriginalità delle parlate ladine e il loro inquadramento in una superiore unità "retoromanza" sono unacquisizione relativamente recente: fu il linguista G.I. Ascoli nei suoi Saggi ladini (1873) a individuare caratteri comuni alle parlate romance del cantone svizzero dei Grigioni, al friulano e, appunto, al ladino dolomitico, riconoscendo a questultimo, in base a considerazione di ordine strettamente linguistico, una particolare autonomia nel contesto degli idiomi romanzi. Sia lantica unità del tipo retoromanzo (che sarebbe stata progressivamente frammentata dall'immigrazione di genti germaniche e dallespansione dei dialetti italiani), sia la specificità di queste parlate, furono variamente contestate nel corso dellannosa "questione ladina" che oppose allAscoli studiosi come C. Battisti e C. Salvioni. In tempi più recenti, mentre appare sempre più evidente uno stretto legame tra il tipo retoromanzo nel suo insieme e le parlate italiane settentrionali antiche, si tende a riconoscere la specificità dei diversi gruppi retoromanzi in base ai caratteri culturali autonomi dei quali le popolazioni romance, ladine e friulane sono portatrici.
Diffusione in Italia: un confine linguistico netto si può stabilire, per il ladino dolomitico, soltanto in rapporto con larea germanofona del Tirolo meridionale; verso il Trentino e il Veneto, infatti, i caratteri ladini digradano progressivamente, senza soluzione di continuità, in una tipologia linguistica che prelude al deciso affermarsi dei dialetti italoromanzi. Va inoltre osservato che le popolazioni delle valli ladine hanno sempre vissuto in condizioni di bilinguismo e di plurilinguismo, orientandosi di volta in volta, verso un uso, come lingue di cultura, del tedesco (in Alto Adige) o dellitaliano (in Trentino e nel Cadore). In Alto Adige sono di tipo ladino le parlate di Ortisei, Oltretorrente, Roncadizza e Bulla frazioni di Castelrotto, S. Cristina e Selva in Val Gardena, di S. Martino, Corvara, Badia, La Valle e Marebbe in val Badia; in Trentino, si considera prettamente ladina soltanto la val di Fassa sino a Moena (comuni di Campitello, Canazei, Mazzin, Moena, Pozza di Fassa, Soraga, Vigo di Fassa), mentre la val di Fiemme presenta già caratteri di transizione verso il tipo veneto-lombardo, che si accentuano poi in val di Sole e in val di Non; in provincia di Belluno, dialetti schiettamente ladini (sottovarietà atesina o cadorina) si parlano a Danta di Cadore, San Vito di Cadore, Lozzo di Cadore, Auronzo di Cadore, San Pietro di Cadore, Borca di Cadore, Livinallongo Col di Lana, Vodo di Cadore, Lorenzago di Cadore, Vigo di Cadore, Rocca Pietore, Cortina dAmpezzo e Pieve di Cadore, il cui capoluogo è però venetizzato. E di tipo ladino-veneto la zona dellAgordo e del Comelico.
Considerazioni generali: la particolare disposizione territoriale dellarea interessata, suddivisa in solchi vallivi spesso privi di comunicazione tra loro, ha accentuato la frammentazione dialettale del tipo ladino; anche il tradizionale utilizzo di lingue di cultura diverse, come il tedesco e litaliano, non è stato privo di conseguenze nellevoluzione del lessico e della struttura delle diverse parlate. La divisione amministrativa del territorio, verificatasi solo dopo lannessione del Trentino, dellAlto Adige e dellAmpezzano allItalia, ha avuto come si vedrà ulteriori conseguenze sulla definizione di una specificità linguistica e culturale ladina. Manca a tuttoggi in particolare, malgrado i tentativi effettuati in tal senso, una koinè sopradialettale che, come il rumantsch grischun per larea retoromancia svizzera (dove il romancio è lingua nazionale e co-ufficiale a tutti gli effetti), possa costituire un elemento di coesione e favorire lulteriore ampliamento delle funzioni del ladino in ambiti come quello educativo e quello burocratico-amministrativo.
Consistenza numerica: la popolazione complessiva delle valli ladine dellAlto Adige era nel 1991 di 18.412 abitanti, il 90 % dei quali aveva dichiarato la propria appartenenza al gruppo linguistico ladino; la popolazione complessiva della val di Fassa era nel 1981 di 8246 persone, presso le quali non si hanno statistiche concernenti lutilizzo della parlata locale; non si hanno statistiche precise neppure riguardo alla popolazione di lingua ladina nella provincia di Belluno; si può ragionevolmente calcolare in circa 30-35.000 unità il numero delle persone di madrelingua ladina nellintero territorio interessato.
Status: in base alle normative di legge, il ladino è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano. Gli accordi italo-austriaci del 1948 e le successive applicazioni, sancendo il frazionamento amministrativo dellarea ladina, hanno provocato nel tempo unassurda discriminazione nei confronti dei Ladini delle province di Trento e di Belluno: mentre cresceva infatti il processo di autonomia dellAlto Adige, attraverso il quale i Ladini bolzanesi ottenevano forme significative di tutela, analoghe a quelle godute dal gruppo germanofono, i Ladini collegati alle province "italiane", e in particolare quelli del Veneto, non si videro riconosciuta alcuna prerogativa di minoranza etnico-linguistica, salvo quelle riconosciute loro dalle normative regionali. Ciò spiega tra laltro i ripetuti tentativi dei comuni della val di Fassa e del Cadore di essere riuniti alla provincia di Bolzano, e la maggiore vitalità politica dei Ladini "italiani", ancora alla ricerca, malgrado le successive concessioni (anni Settanta) di una maggiore tutela. Le condizioni di tutela previste nel quadro dellattuazione dello statuto di autonomia della Provincia di Bolzano restano comunque più favorevoli, per i Ladini dellAlto Adige, delle possibilità che si aprono per gli altri gruppi con lapprovazione della legge 482.
Utilizzo pubblico: mentre in Alto Adige luso del ladino ha, nelle aree interessate, caratteri di co-ufficialità accanto al tedesco e allitaliano, fino ad oggi presso i gruppi ladini del Trentino e del Cadore non esistono, a livello ufficiale pratiche attuative di bilinguismo. Ovunque, il ladino trova utilizzo nella toponomastica locale.
Educazione: in provincia di Bolzano lutilizzo delle diverse varietà ladine nella pratica didattica è regolato fin dal 1948 dalle leggi applicative dello statuto di autonomia, perfezionate negli anni Settanta con la creazione di unIntendenza scolastica per le località ladine: questo ordinamento prevede linsegnamento paritetico dellitaliano e del tedesco con il ladino come lingua strumentale. Il provincia di Trento, e soprattutto in quella di Belluno, la didattica del ladino è stata finora lasciata alliniziativa di gruppi e istituzioni private, in mancanza di una normativa specifica in materia. Va ricordata inoltre lattività di ricerca a livello universitario (presso lateneo di Trento e in diverse università austriache), concretizzatosi in particolare con un ampio progetto di Atlante Linguistico Ladino promosso dallUniversità di Salisburgo.
Media: malgrado laffermazione tutto sommato recente di una "identità" linguistica e culturale ladina, la cultura delle valli dolomitiche si è rivelata in grado di esprimere, soprattutto nellultimo cinquantennio, una forte vitalità. Esistono numerose associazioni impegnate nella valorizzazione della lingua locale, per lo più integrate nella Union Generèla di Ladins dla Dolomites, mentre un punto di riferimento per le attività scientifiche e didattiche è costituito dallIstitut Cultural Ladin di Vigo di Fassa. Questo fervore di attività si accompagna alla realizzazione di numerose pubblicazioni, a carattere periodico e non, mentre esistono trasmissioni radio in ladino promosse sia dallente pubblico che da emittenti private. La rete regionale televisiva della RAI trasmette occasionalmente programmi in ladino.
[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]
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