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Arbëreshë

Questa categoria contiene siti in italiano il cui argomento riguarda l'arbëreshë, lingua parlata negli insediamenti albanesi dell'Italia Meridionale.

Tipologia linguistica: indoeuropeo. L’albanese viene considerato un idioma a sé stante all’interno della famiglia indoeuropea, per quanto consistenti apporti latini e romanzi da un lato, slavi e turchi dall’altro ne abbiano fortemente alterato i caratteri originari, e non soltanto a livello lessicale. I dialetti albanesi si distinguono in due varietà principali, il ghego e il tosco, parlati rispettivamente a nord e a sud del fiume Shkumbin: la varietà tosca è alla base dello standard letterario - affermatosi solo a partire dal 1945 - che è la lingua ufficiale della Repubblica di Albania. Consistenti comunità albanofone vivono nella provincia autonoma del Kosovo (Federazione Iugoslava), ove costituiscono la maggioranza della popolazione; in Macedonia, ove rappresentano una percentuale consistente, stimabile attorno al 20-30 % della popolazione; in Grecia, ove ai cosiddetti Arvaniti non viene peraltro riconosciuto lo status di minoranza etnico-linguistica. I recenti mutamenti politici nell’Europa balcanica hanno inoltre favorito una massiccia emigrazione albanese verso l’Europa occidentale e in particolare in Italia: essa va tenuta tuttavia distinta dall’insediamento storico di comunità albanofone del Meridione della penisola.

Diffusione in Italia: questi gruppi, parlanti varietà dialettali di tipo tosco, iniziarono a trasferirsi in Italia a partire dal sec. XV, incoraggiati dalla politica di ripopolamento messa in pratica da Alfonso I d’Aragona; il movimento migratorio crebbe dopo l’invasione turca dell’Albania (1435) e continuò fino al sec. XVIII con lo stanziamento pacifico di comunità albanesi tra le popolazioni di dialetto italoromanzo. Il carattere episodico e discontinuo degli stanziamenti spiega in gran parte la frammentazione territoriale che caratterizza la cosiddetta Arberia, ossia l’insieme delle comunità storiche albanofone d’Italia. Occorrerebbe inoltre distinguere fra località di tradizione albanofona ma ormai da tempo linguisticamente assimilate ai circostanti dialetti italiani, località nelle quali la lingua albanese convive storicamente con quelle varietà, e località totalmente albanofone o presso le quali l’uso della lingua arbëresh è storicamente totale o comunque maggioritario. Per quanto riguarda ad esempio la Calabria, comunità albanofone sono presenti nei centri di Acquaformosa, Castroregio (con la frazione Farneta), Cerzeto (con le frazioni Cavallerizzo e San Giacomo), Civita, Falconara Albanese, Firmo, Frascineto (con la frazione Eianina), Lungro, Plataci, San Basile, San Benedetto Ullano (con la frazione Marri), San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone (con la frazione Macchia Albanese), San Giorgio Albanese, San Martino di Finita, Santa Caterina Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Spezzano Albanese e Vaccarizzo Albanese (provincia di Cosenza), Caraffa di Catanzaro e Vena di Maida (provincia di Catanzaro), Carfizzi, Pallagorìo e San Nicola dell’Alto (Provincia di Crotone); ad Andali, Marcedusa, e Zangarona in provincia di Catanzaro l’albanese sarebbe prossimo all’estinzione, praticato ormai da meno di dieci persone; a Cervicati e Mongrassano in provincia di Cosenza il dialetto arbëresh risulta totalmente estinto. In altre regioni, comunità albanofone più o meno consistenti sono ancora segnalate a Greci in provincia di Avellino (Campania), a Montecilfone, Portocannone, Ururi in provincia di Campobasso (Molise), a Barile, Casalnuovo Lucano, Ginestra, Maschito e San Costantino Albanese in provincia di Potenza (Basilicata), a Casalvecchio e Chieuti in provincia di Foggia (Puglia), a Piana degli Albanesi, Santa Cristina di Gela e Contessa Entellina in provincia di Palermo (Sicilia); non si hanno dati recenti sulla consistenza attuale delle comunità albanofone di Villabadessa in provincia di Pescara, Campomarino in quella di Campobasso, San Marzano di San Giuseppe in provincia di Taranto, Mezzojuso e Palazzo Adriano in quella di Palermo.

Considerazioni generali: La frammentazione territoriale ha naturalmente inciso sulla tipologia linguistica e sulle vicende sociolinguistiche delle comunità arbëresh, anche perché l’esposizione al contatto con diverse varietà dialettali italoromanze, ha finito per introdurre elementi di prestito diversificati da una località all’altra. In generale si ritiene che il livello di intercomprensione linguistica tra gli Albanofoni d’Italia e tra essi e gli Albanesi dei Balcani sia discreto, ma non risultano inchieste in merito. Va sottolineato che gli Albanesi d’Italia, inseriti in un contesto di cultura umanistica più evoluto di quello della madrepatria, svilupparono nei secoli scorsi una produzione scritta significativa, con la quale si fa in pratica iniziare l’intera tradizione letteraria in lingua albanese. Le ricadute sulla cultura della madrepatria furono però ostacolate, in parte, dalle differenze di carattere religioso: la maggior parte degli abitanti dell’Albania storica passò all’islamismo dopo la conquista turca del paese, mentre gli Albanofoni d’Italia conservano la fede cattolica e, in gran parte, il rito greco nelle pratiche liturgiche. A questo proposito va rilevata l’importante funzione svolta dai due vescovati di Lungro e Piana degli Albanesi per il mantenimento dell’identità culturale e linguistica delle comunità albanofone che da essi dipendono. La promozione della specificità culturale albanese è per il resto legata all’attivismo di gruppi locali variamente collegati tra loro.

Consistenza numerica: le comunità arbëresh in passato assai più numerose, hanno conosciuto negli ultimi decenni un forte calo demografico dovuto all’emigrazione verso le grandi città meridionali (in alcune delle quali esistono comunità albanofone compatte), l’Italia settentrionale o verso l’estero, e vivono attualmente gli stessi problemi delle aree interne del Meridione nelle quali si trovano inserite; la tradizione di pacifica convivenza ha fatto inoltre sì che gli Albanesi possiedano da sempre, accanto al loro, il dialetto delle comunità contigue, nel quale si esprimono per i rapporti sociali con la popolazione autoctona. Risulta pertanto difficile calcolare l’esatta consistenza numerica della minoranza: su una popolazione complessiva di circa 100.000 residenti nei centri che compongono l’Arberia, si può calcolare - con qualche eccesso - il numero degli albanofoni in circa 80.000 persone.

Status: in base alle normative di legge, l’albanese è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; le varie legislazioni regionali prevedono forme diversificate di tutela e valorizzazione della specificità linguistica delle comunità albanofone, ma non risultano al momento attuale iniziative consistenti in tal senso.

Utilizzo pubblico: non risultano al momento forme di bilinguismo a livello ufficiale; le varietà italo-albanesi trovano un discreto utilizzo nella toponomastica locale.

Educazione: l’albanese trova impiego sporadico nelle pratiche didattiche, presso alcuni istituti e per iniziativa di singoli insegnanti, soprattutto al di fuori degli orari normali di lezione. La lingua e la cultura albanese vengono insegnate presso alcune università italiane, con riferimento alla tradizione dell’Albania storica; presso l’Università della Calabria esistono programmi di ricerca e di studio sulle comunità italo-albanesi.

Media: esistono trasmissioni radiofoniche in lingua albanese presso alcune emittenti locali; vi sono periodici in lingua albanese (testate "storiche" si considerano "Katundi Inë", "Lidhja - Il legame" e "Zëri i Arbëreshëvet - La voce degli Albanesi"), diffusi principalmente nell’ambito dei gruppi legati alla promozione culturale della specificità albanofona. In lingua arbëresh si è sviluppata anche una discreta produzione letteraria.

[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]


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